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ESCLUSIVA CH – Rossi: “Verona esperienza positiva. Bentegodi impressionante”

Il giovane attaccante uruguaiano si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni con il sogno di vestire in futuro la maglia dell’Hellas.

Dopo una settimana di allenamenti con l’U-16 di Davide Pellegrini, Franco Rossi, attaccante uruguaiano classe 2002 è tornato in patria al Rentistas di Montevideo, con la speranza di ricevere nei prossimi giorni una chiamata positiva dalla dirigenza gialloblù. Il giovane attaccante nato a Pando, la stessa cittadina da cui proviene una vecchia conoscenza italiana come Abel Hernández, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni per presentarsi e raccontare la sua esperienza:

Che tipo di attaccante sei e quali sono i tuoi punti di forza?

Posso giocare sia come punta centrale che da esterno, per recuperare la palla e generare un contropiede. Logicamente devo migliorare in tutto: controllo palla, passaggi, la precisione nei tiri in porta e la resistenza. I miei punti forti sono la potenza, la velocità, la definizione, il colpo di testa e la pressione sugli avversari“.

Chi è il tuo idolo?

Il giocatore a cui mi ispiro è Cristiano Ronaldo, è il giocatore che più mi piace”.

Com’è il tuo presente nel Rentistas e come va la tua squadra?

E’ un club molto piccolo però lottiamo contro le grandi e giochiamo buone partite mettendoci tanta garra. Eravamo quarti in classifica, abbiamo perso l’ultima partita e adesso non so esattamente in che posizione siamo. Quest’anno ho segnato 11 reti, mentre nella passata stagione ho siglato 24 gol e sono finito terzo nella classifica marcatori della mia categoria. Due anni fa invece avevo segnato 17 gol“.

Com’è stata la tua esperienza qui al Verona?

E’ stata un’esperienza davvero molto bella: i campi, il materiale a disposizione, i palloni, un’altra lingua…è stato tutto veramente positiva”.

Hai parlato in italiano con i compagni e l’allenatore?

Ho parlato in italiano perché un po’ lo conosco. Mio nonno era nato in Italia e mio padre ha il passaporto italiano, quindi più o meno ci sono legato“.

Hai trovato molte differenze nella maniera di allenarti?

Si, come ti ho detto prima, ad esempio la palla rimbalza in modo diverso in campo e già questo cambia molto. In Uruguay sono abituato ad allenarmi su campi di terra. C’è un altro modo di lavorare. Poi ad esempio ci sono tanti materiali a disposizione, a cominciare dai palloni, che in Uruguay invece vengono persi se uno calcia fuori e poi la devi andare a cercare“.

Com’è andata con i tuoi compagni e con l’allenatore Davide Pellegrini?

Molto bene. Inizialmente i primi giorni in hotel ero un po’ più tranquillo e riservato, poi con gli allenamenti ho iniziato a parlare con i miei compagni e ho conosciuto alcuni ragazzi di altri Paesi. L’allenatore e il suo staff mi hanno accolto e trattato tutti al meglio”.

Hai assistito anche ad Hellas Verona-Cremonese?

Si, è stata una partita molto bella. Lo stadio mi ha impressionato molto e c’era tanta gente sugli spalti. E’ stata un’esperienza molto bella poter vedere una partita in uno stadio così“.

In Uruguay segui il calcio italiano?

Si, avevo già visto partite della Juventus e della altre squadre più importanti“.

Conoscevi qualcuno dei giocatori dell’Hellas Verona?

Non tanti di quelli che ci sono adesso, però sapevo che ci avevano giocato Martìn Cáceres e el Diente Nico López, che sta facendo tanti gol in Brasile“.

I tuoi inizi?

Ho iniziato a giocare nel San Luis de Pando all’età di nove anni, avevo tanti amici lì. A undici anni sono stato convocato nella rappresentativa pandense e ho iniziato a girare l’Uruguay per affrontare le altre selezioni. A Pando i campi da gioco dove ho iniziato erano abbastanza buoni. A 13 anni mi sono trasferito a Montevideo per giocare nella pre-septima del Club Atlético Rentistas. Ogni martedì e giovedì ricordo che mio padre mi accompagnava agli allenamenti, mentre altri giorni della settimana capitava che mi allenassi a Pando. I miei genitori sono stati sempre presenti”.

Anche tuo padre Giancarlo è stato uno sportivo, cosa ti ha trasmesso?

Lui da giovane aveva giocato nel Peñarol come difensore e poi ha iniziato a fare il pilota di moto diventando campione d’Uruguay e vicecampione d’Argentina di Superbike. Lui mi ha trasmesso la passione per il gioco, la volontà di emergere e di crederci. Mi ha anche trasmesso la passione per le auto. Soprattutto però mi dice di impegnarmi nel calcio, per arrivare un giorno dove desidero. Il calcio era lo sport a cui giocavano molti dei miei amici e mi piaceva molto. Adesso lo vedo più come un lavoro”.

Come ti spieghi che da un Paese piccolo come l’Uruguay, escono sempre tanti buoni giocatori?

L’Uruguay è un Paese piccolo e non molto ricco economicamente, per questo in tanti vogliono diventare un giocatore professionista. L’uruguaiano vuole arrivare e quindi da tutto nel campo per  fare carriera. La famosa garra charrúa che mi sono sentito dire spesso a Milano in questi giorni”.

 

 

 

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