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ESCLUSIVA – Prandelli: “Società sia trasparente sugli obiettivi. I tifosi del Verona meritano chiarezza”

Prandelli

L’ex CT della Nazionale ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni: tema principale l’Hellas Verona, con qualche spruzzo di Nazionale.

Risponde direttamente da Dubai Cesare Prandelli, ancora in terra araba dopo la sfortunata esperienza con la formazione locale dell’Al-Nasr. L’ex-CT, attualmente senza panchina, ha risposto a qualche nostra domanda, parlando (ovviamente) di Verona, futuro e Nazionale.

Cosa pensa dell’ultima annata del Verona? Una disfatta annunciata?
«All’inizio della stagione c’erano stati alcuni campanelli dall’allarme, come ad esempio la vicenda Cassano. Nonostante la rosa non sembrasse all’altezza, però, si vedeva comunque un certo modo di stare in campo e di giocare, e in certi momenti sembrava quasi che la salvezza fosse a portata di mano. Poi, però, nei momenti cruciali sono mancati spirito di squadra e personalità. Inoltre quest’anno forse per la prima volta non si è creata l’alchimia tra squadra e pubblico del “Bentegodi”, che a Verona, come io ben ricordo, ha sempre dato una grossa mano nei momenti più delicati».

Archiviata la delusione, è il tempo di ricominciare da capo: in giornata dovrebbe essere ufficializzato Grosso, secondo lei è una buona scelta?
«So che la sua giovane età preoccupa molto i tifosi, ma secondo me conta fino a un certo punto: l’allenatore deve avere un’idea di calcio ed essere preparato, e io ritengo che Grosso lo sia. Fabio ha voglia di mettersi in gioco, e Verona è una piazza ambiziosa e un banco di prova in cui ci si può formare professionalmente.  L’aspetto fondamentale è che la Società e il mister concordino su un progetto tecnico, poi sarà il campo a determinare il futuro di squadra e allenatore».

Secondo lei il Verona dovrebbe far di tutto per tornare subito in Serie A oppure puntare su un progetto a lungo termine?
«L’importante è sapere cosa si vuole fare ed essere chiari con i tifosi. Sono entrambe opzioni valide, basta dichiarare alla gente qual è l’obiettivo: se si punta su un grande numero di giovani la tifoseria deve sapere che quello è l’inizio di un progetto a lungo termine il cui fine è quello di formare un blocco che possa tornare in Serie A per poi rimanerci. Ciò che serve è la trasparenza, perché la gente di Verona merita di sapere quali siano le intenzioni societarie».

Le piacerebbe un giorno tornare ad allenare in Italia?
«Certamente. L’esperienza che ho fatto all’estero (Galatasaray, Valencia, Al-Nasr, ndr) è stata buona a livello di crescita professionale, umana e culturale, ma dal punto di vista sportivo ho trovato delle difficoltà. Nonostante abbia numerose offerte da club stranieri, al momento preferisco quindi tornare in Italia e seguire la Serie A, per poi prendere le mie decisioni ed eventualmente ritornare in pista».

Parliamo ora della Nazionale: quanto è strano vedere i Mondiali senza Azzurri? Crede che Mancini sia l’uomo giusto per ripartire?
«Ovviamente dispiace, perché la Nazionale è di tutti. Per quanto riguarda Mancini, l’allenatore conta fino a un certo punto in quanto alla fine il suo operato dipende dalla “materia prima” a disposizione: al momento c’è qualche buon giocatore da cui ripartire, ma la Lega ha bisogno di sedersi a un tavolo per riorganizzare il sistema del calcio italiano per farlo ritornare competitivo. Vorrei però fare i complimenti al nuovo CT: ha rinunciato ad un contratto piuttosto ricco per dire sì alla Nazionale, e questo gli fa molto onore».

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