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Toni sul derby: “Per il Verona partita per sopravvivere, per il Chievo per uscire dalla crisi. Quante sfide con l’amico Dainelli”

Toni Verona

L’ex attaccante del Verona ricorda le sfide sul campo, tirando anche una panoramica generale delle situazioni delle due squadre che si giocano 3 punti fondamentali

Ha giocato in Germania nel Bayern Monaco, ma è esploso con la maglia del Palermo in Serie B dove ha segnato 30 goal infrangendo qualsiasi record di reti segnate nel campionato cadetto in una stagione, con la Fiorentina ha fatto vedere grandi cose, il 2006 è stato il suo anno: primo italiano a vincere la Scarpa d’Oro con 31 marcature in una stagione di A e vittoria del Campionato Mondiale con l’Italia. Anche quando sembrava finito e veniva definito “bollito”, l’attaccante ha risposto sul campo, raggiungendo i 22 gol e diventando così il capocannoniere più anziano della Serie A. Era la stagione 2014/2015 e la maglia che aveva appiccicata addosso era quella dell’Hellas Verona. Ovviamente stiamo parlando di Luca Toni. Basta sentire questo nome e mentre la tristezza ci affligge, un sorriso spontaneo sale sulle nostre labbra con la mano destra che lentamente si avvicina al nostro orecchio corrispondente e inizia a ruotare quasi automaticamente, ed è nostalgia.

La Gazzetta dello Sport ha intervistato l’ex attaccante visto l’arrivo, questo weekend, del sentitissimo derby veronese tra Hellas Verona e Chievo Verona. Una stracittadina che potrebbe determinare le sorti di una delle due squadre, che si giocano 3 punti determinanti per la permanenza in Serie A. La squadra di Pecchia si trova attualmente in penultima posizione a 19 punti, mentre quella di Maran è poco più in alto a 25, ma non può assolutamente considerarsi salva.

PARLA TONI – “Si può pensare che il derby veronese sia meno sentito, perché è più giovane come storia. Ma quando arriva, diventa una partita da vivere. Quello di sabato più che sentito mi sembra fondamentale, nessuno può permettersi di perdere. Se avevo aspettative diverse a inizio stagione? Per tutte due. E’ chiaro che non parti mai per trovarti in questa situazione. Il Chievo secondo me resta superiore alle rivali sul fondo classifica, però ha avuto dei problemi che forse non si attendeva. L’Hellas non aveva in preventivo di essere penultimo, nessuno ha queste prospettive: qualcosa non ha funzionato, ma non voglio entrare in certe questioni, visto che ne sono uscito alla fine della scorsa stagione. Diciamo che per il Chievo è il derby per uscire dalla crisi, per l’Hellas invece quello per sopravvivere.

Un derby che è anche una sfida tra amici, così lo descrive l’attaccante: “Verona è una città civile, i tifosi capiscono le situazioni, si può essere tranquillamente amici fra giocatori delle due squadre senza avere alcuna noia. Amici nel Chievo? Certo, con Dario Dainelli siamo legati da una vita, vent’anni e più, eravamo insieme già a Empoli da ragazzi A Verona si usciva insieme, si andava al ristorante e il massimo del disturbo era una battuta scherzosa di chi ci vedeva: “Ma come fai a uscire con quelli lì”, mi dicevano i tifosi dell’Hellas che considerano il Chievo su un piano diverso. Tutto finiva con una risata. Mentre con Dainelli finiva che chi perdeva in campo pagava la cena. Dunque: amici prima, poi gran legnate per novanta minuti, dopodiché a tavola ci si ricomponeva e il risultato dava però il vantaggio al momento del conto“.

IL GOL PREFERITO NEL DERBY – “Il primo che ho segnato al Chievo, perché la partita finì 1-0” dice Luca Toni alla domanda di qual è il suo gol che più ricorda in un derby veronese, “Una rete proprio decisiva, era l’anno del nostro ritorno in serie A e poi avevamo perso la partita dell’andata. Era aprile, nel 2014. Un gol brutto, ma proprio per quello molto bello. E’ sempre così: i più brutti sono i più belli, se sono importanti, se contano. E’ arrivata una palla in area, c’è stata una carambola, uno spintone davanti alla porta e poi ho infilato il rimbalzo“.

FUTURO – Dopo l’esperienza da dirigente a Verona, discorso complicato “l’avvenire” per l’ex bomber della Nazionale, a cui viene chiesto se vede un possibile ritorno in giacca e cravatta in qualsiasi delle due sponde del Verona: “Non precludo niente: all’Hellas sono stato bene da giocatore, ma anche da dirigente sono fondamentali i programmi. Io se non sto bene, non lavoro. Al Chievo la vedo molto dura, se non impossibile, che mi chiamino perché qualcosa nella storia recente dell’Hellas ho rappresentato“.

Ritornando al presente invece, alla punta viene chiesta una previsione sulla stracittadina di sabato: “Sarebbe bello se venisse deciso dagli attaccanti, una partita del genere merita sempre di essere risolta dalle punte. Un pareggio non va bene a nessuno, dovranno tirare fuori tutto per vincere. Ma non c’è un favorito: è un derby“.

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