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Il problema dei terzini: i due francofoni e lo sposo laziale

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Da problemi nascono problemi, per questo è necessario intervenire e non lasciare tutto correre passivamente. Contro il Bologna è balzato all’occhio un approccio propositivo, illusorio come contro il Cagliari, che ha fatto sperare in un finale diverso della gara. Quest’approccio nasce da uno schieramento tattico forse più adatto agli uomini a disposizione, forse più adatto per compattezza e possibilità a una squadra che deve salvarsi.

Già due anni fa il Verona passò dal 4-3-3, allora di Mandorlini, al 4-4-2, del subentrato Delneri. Non fu una soluzione, ma la squadra ebbe un moto di vivacità e robustezza, offrendo discrete prestazioni nell’immediato. Ciò che ieri ha invece fatto la differenza è stato l’atteggiamento propositivo di Cáceres e Fares, rispettivamente terzini destro e sinistro.

Ma da problemi nascono problemi e ieri possono essere sorti dubbi simili a quelli che vi sto per elencare. Souprayen è un terzino naturale, Fares no. Il primo incappa in ingenuità incomprensibili anche dopo due anni in Italia, il secondo dà sempre l’impressione di essere un’ala d’attacco.

Quest’anno il francese ha iniziato come sempre: male. È un peccato perché fisicamente è un giocatore prestante, dalle lunghe leve e molto alto. Non a caso è stato provato anche da difensore centrale in casi emergenziali, con grossolani errori pure lì.

È dunque salito il minutaggio di Fares, che oggi sembra la scelta numero uno in quella posizione, ma quanto visto ieri è stato da Jekyll e Mr Hyde. L’algerino è propositivo in avanti, quando arriva sul fondo è molto più spigliato di Souprayen, ed è infatti suo il cross che permette a Cerci di sbloccare la partita: Fares è bravissimo ad attendere l’uscita maldestra dell’avversario dal limite dell’area, gli soffia la palla e la mette in mezzo.

Poi però vediamo certi errori di leggerezza nei pressi della propria area, che rischiano di mettere in moto gli attaccanti del Bologna, ma soprattutto chiniamo affranti il capo di fronte al suo disastro tattico sull’1-1 di Destro. Lui segue Verdi, che ormai era nella zona di competenza di Heurtaux, e si dimentica dell’ex Roma sul fronte destro d’attacco: un terzino questi errori non li commette, ma lui non è un terzino.

Magari lo diventerà con il tempo, ma per adesso non lo è. Dà la spinta di cui questo Verona ha bisogno, ma rischia di compromettere tutto con errori tattici raggelanti, così ha costruito il vantaggio e lo ha disfatto poco dopo. Ci teniamo la spinta sulla fascia, ma va migliorata la fase difensiva.

Sulla destra va invece tutto troppo bene: questo è il problema. La cooperativa molto sudamericheggiante Rômulo-Cáceres sospinge ripartenze ed è ben appostata in fase offensiva; dietro i due si danno una mano a vicenda, parliamo di due ex Juve (di cui uno ex Barcellona) che potrebbero fare sia il terzino che l’esterno.

Cáceres è fisicamente superiore alle punte bolognesi, chiude con la sicurezza di un veterano, come in effetti è, e sul gol di Okwonkwo risulta incolpevole, trovatosi infatti a marcare due uomini. E dunque pensare che dovrà andarsene è un problema, che crea nuovi problema.

L’uruguayano è promesso sposo alla Lazio e, da quanto si è capito, poco si potrà fare per trattenerlo. Dove andrà dunque a parare questo Verona, che aveva appena trovato nei propri terzini due validi alleati nella costruzione offensiva?

In casa ci sono Felicioli e Alex Ferrari, ma il primo gioca solitamente a sinistra e il secondo non è certo il più grande tornante della storia. La soluzione più logica sarebbe abbassare per l’ennesima volta Rômulo come terzino destro, mossa che però mi ha sempre lasciato in bocca il sapore amaro della limitazione.

Quindi: o il Verona si muove per un giocatore di discreta importanza sulla destra, oppure avremo un’altra bella gatta da pelare e, oltre ai problemi del fronte difensivo sinistro, altri se ne aggiungeranno dall’altra parte. Da problemi nascono problemi.

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