Da cinque anni all’interno dell’Hellas Verona For Special, Giorgia Motta ha parlato con i colleghi di SportDiPiù Magazine del proprio impegno nel progetto che la vede in veste di referente.
Dai primi passi fino al rapporto con la prima squadra, l’ex capitana dell’Hellas Verona Women ha raccontato difficoltà, obiettivi e non solo legati a un’iniziativa che negli anni è diventata sempre più importante all’interno del club gialloblù.
Giorgia Motta racconta l’Hellas Verona For Special
I PRIMI PASSI. «Quando ho smesso di giocare ho anch’io vissuto un piccolo momento di “crisi”, ma poi ho trovato il progetto Hellas Verona For Special e questi ragazzi mi hanno “salvata”. Ora li seguo da cinque anni e, andando avanti con il tempo, quella che all’inizio era un’idea è diventata un vero progetto tecnico, educativo e sociale. Difficoltà iniziali? Quando ho cominciato, ero probabilmente troppo “delicata”. Poi però ho capito che questi ragazzi vogliono essere “presi in giro” come tutti, quindi sono diventata più spontanea. La vera delicatezza è non farli sentire diversi».
IL PROGETTO. «L’Hellas Verona For Special è un progetto che coinvolge circa sessanta ragazzi con disabilità intellettive, attualmente suddivisi in quattro squadre di calcio paralimpico e inclusivo. L’obiettivo è quello di svolgere con loro un percorso che li faccia sentire parte di un club, con maglie, stadio e tifosi. Due delle squadre, composte soprattutto dai più grandi, partecipano ai campionati della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale. Questi ragazzi svolgono allenamenti veri e propri, con esercitazioni strutturate e metodologie simili al calcio tradizionale. Le altre due formazioni sono composte da bambini e bambine più piccoli. Con loro lavoriamo molto sulla psicomotricità, con esercizi adattati alle loro esigenze».
LA PRIMA SQUADRA. «Quando incontriamo la prima squadra, ognuno reagisce a modo suo. Alcuni hanno un’empatia più evidente, altri sono più timidi, ma è normale: è il modo di essere di ognuno. Tutti però sono molto gentili. Bernede, per esempio, a Sport Expo è venuto a fare l’allenatore con noi e si è trattenuto più del previsto, salutandoci poi come “la sua squadra”. Mister Baroni e il suo staff a Folgaria si sono invece rimasti a lungo con noi, giocando, parlando e ridendo. Quando i professionisti diventano “persone normali”, per i nostri ragazzi l’impatto è enorme».
IL SENSO DEL PROGETTO. «Quello dei For Special è un calcio che non si ferma al risultato, ma restituisce ai ragazzi la possibilità di essere protagonisti e sentirsi parte di una famiglia, scoprendo che in campo ci sono solo persone. Vedere ogni giorno ragazzi, famiglie, allenatori, volontari e club camminare nella stessa direzione mi conferma che questo sport può cambiare le cose».



grande Andrea gasparri
Grande gioooo ❤️
Un progetto bellissimo. Sessanta ragazzi a cui viene data attenzione e affetto. Sentirsi appartenenti ad una famiglia e condividere i veri valori dello sport ha un valore inestimabile. Grazie