L’ex portiere dell’Hellas Verona, Matteo Guardalben, si è raccontato in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport: “Ho rischiato la paralisi e vinto la depressione, ora mi piacerebbe raccontare la mia storia per sensibilizzare le persone”.
PRESENTE. “Vivo a Parma, mi godo i miei due figli, sono dentro una società immobiliare. Sono riuscito a non sperperare i soldi, anche se io e mio padre siamo stati truffati anni fa. Per questo aprii una società di consulenza per aiutare i giocatori a gestirsi. Me ne sono occupato per un po’. Non ho mai voluto fare l’allenatore, col calcio ho chiuso. Non seguo più nulla”.
ADDIO AL CALCIO. “Ho smesso nel 2013 a 39 anni, in B a Modena, ma non ero più io. A Vicenza, durante un allenamento, un normale scontro di gioco mi causò una paralisi totale per ore. Ho rischiato di rimanere paralizzato per la rottura di due vertebre del collo. Era l’ottobre del 2006, sono rimasto fermo quasi un anno. Mi sentivo un supereroe, non mi sono mai ripreso”.
DEPRESSIONE. “Quando sono rientrato mi sentivo uno schifo. Non ero un fenomeno, ma un buon giocatore sì. Dopo quello scontro non mi sentivo neanche quello, buio totale, ansia, frustrazione, sofferenza. La mia forza mentale era sparita, non riuscivo ad allungare il braccio, a sentirmi vivo. Giocavo a pensavo ‘cavolo, dov’è finito Guardalben?’. Se tornassi indietro mi affiderei a uno psicologo. Ho cercato appoggio nella stampa ed è stato un massacro, mi sentivo insicuro: nel 2009-10, alla Samp, rimediai una frattura da stress all’occhio, mai vista né sentita prima. Ero il terzo dietro Castellazzi e Fiorillo, ma si fecero male entrambi. Delneri mi disse: ‘Vedi che adesso tocca a te’. Buio, ansia, panico… e poi l’infortunio. A gennaio arrivò Storari, che trascinò la Sampdoria in Champions. Lì capii di aver chiuso con il calcio ad alto livello”.
“Malesani sanguigno e veronese come me”
MALESANI. “Sanguigno, veronese come me. Quando vincemmo la Supercoppa contro il Milan tirò l’acqua ai milanisti davanti alla panchina. Lui, Sacchi, Ancelotti e Novellino sono i migliori allenatori avuti. Ma a Walter, avuto a Piacenza, non feci un’ottima impressione. In allenamento facevo schifo, contava solo la partita. E lui all’inizio era preoccupato…”.
PIACENZA-VERONA. “Contro il Verona, il 5 maggio 2002. Strana la vita: papà mi portava in curva al Bentegodi, sono cresciuto con lo scudetto di Bagnoli, ho debuttato tra i pro’ con l’Hellas e giocato un anno in A. Vincemmo 3-0 e ci salvammo, se avessi fatto un errore mi avrebbero dato del venduto. Qualche giorno dopo, a Piazza delle Erbe, un avvocato si slacciò la camicia e mi fece vedere un tatuaggio del Verona. “Ti rendi conto di cos’hai fatto?”. Solo il mio lavoro”.



Fai bene💛💙
ritorno al passato con nostalgia
Grande 💪💪👍👍💛💛💛💙💙💙
Sei sempre stato un grande Professionista che ha sempre dato il massimo e che mi ha fatto innamorare e trasmesso passione per l’Hellas !! Quanti miracoli hai fatto Non ce li possiamo dimenticare !!