La separazione dall’Hellas è ancora fresca, ma Giacomo Venturi non si sottrae alle domande: raggiunto dai nostri microfoni, l’ormai ex allenatore dell’Hellas Verona Women ha analizzato l’ultimo campionato, parlando anche del divorzio dal Verona e del proprio successore.
Di seguito, dunque, la nostra intervista esclusiva al tecnico veronese.
Si è appena concluso il campionato più difficile da quando è nato l’Hellas Verona Women: ce lo analizzi un po’?
«È stata una stagione difficile e lo sapevamo sin dall’inizio. Dal momento in cui ho accettato l’incarico, però, l’impegno è stato massimale e l’obiettivo di ogni domenica era quello di vincere per salvarsi. L’impatto è stato duro perché sono arrivate quattro sconfitte che ci hanno confermato quale fosse la nostra realtà, tuttavia abbiamo sempre guardato al percorso con fiducia e alla fine ho visto le ragazze crescere, far vedere un buon calcio e ottenere il risultato prefissato. Anche alla luce delle premesse, questo per me è motivo di grande soddisfazione».
Il tuo più grande orgoglio e il tuo più grande rammarico?
«Il mio più grande orgoglio è aver allenato una prima squadra dell’Hellas Verona. Io sono veronese, ho sempre avuto a cuore le sorti di questa città e di questo club e da bambino ho vissuto lo Scudetto. Essere arrivato sin qui partendo da zero e senza essere stato un giocatore professionista, un aspetto quest’ultimo che nell’ambiente apre molte porte, mi rende dunque molto fiero. Il rammarico è di essere arrivato al Verona nella stagione più difficile per questa società, in un’annata in cui i mezzi per essere competitivi erano pochi. Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di poter lottare per vincere il campionato e ottenere la promozione in Serie A».
A livello personale, cosa ti ha lasciato questa stagione?
«Ogni annata ti permette di crescere e di diventare un allenatore migliore, e anche questa non ha fatto eccezione. Arrivavo da un semestre difficile a San Marino, in una situazione molto simile a quella vissuta al Verona, quindi nell’ultimo anno e mezzo ho fatto molta autocritica e cercato soluzioni ovunque. Queste difficoltà, però, ti fanno crescere molto di più rispetto a quando tutto va liscio: essere responsabile di una squadra che quasi ogni martedì si ritrova con il morale basso perché i risultati non arrivano ti insegna a gestire al meglio le situazioni complicate».
Renato Longega, un’autentica leggenda del calcio femminile italiano, ha speso parole al miele per te…
«L’ho già ringraziato anche di persona. Ricevere complimenti da persone così competenti fa sempre piacere e ha grande valore. Io sono una persona molto equilibrata e che difficilmente si fa influenzare da ciò che dicono gli altri, ma questa volta ho apprezzato parecchio. È la conferma che alla fine abbiamo fatto qualcosa di buono».
Alla fine però, è arrivata la separazione dal Verona. Ci puoi dire qualcosa di più?
«Per proseguire nei rapporti, come spesso accade anche nella vita di tutti i giorni, devono esserci esserci la volontà di entrambe le parti e una perfetta sintonia di vedute. A fine stagione era abbastanza evidente che le aspettative mie e del club non combaciassero, quindi molto serenamente abbiamo deciso di non proseguire insieme e di lasciare un buon ricordo dell’avventura di quest’anno».
Il tuo successore designato è Simone Bragantini. Ce lo presenti?
«Come me è un veronese che si siede sulla panchina dell’Hellas e che arriva dal San Marino. Ci conosciamo e ci stimiamo: è una brava persona e un allenatore preparato che da tempo lavora nel calcio femminile. Sarà sicuramente entusiasta dell’incarico e farà bene. Gli auguro il meglio».
Ci sono già stati contatti per te in vista della prossima stagione?
«Qualche contatto c’è stato e qualcosa si è mosso, ma prima di legarsi per un anno a qualcuno bisogna sempre valutare tutto per bene. Non so se alla fine si arriverà a qualcosa di concreto, anche perché la competitività per questo ruolo è in aumento: purtroppo o per fortuna, dal calcio maschile arrivano sempre più tecnici e quindi c’è sempre più concorrenza. La speranza è che chi decide sappia scegliere gli allenatori per quanto dimostrato sul campo e non per altri aspetti che esulano dal calcio giocato…».


