L’ex attaccante gialloblù, raggiunto da L’Arena, ha scambiato due chiacchiere tra passato, presente e futuro
Bologna-Verona 0-3 è senz’altro uno dei ricordi più intensi di Sergio Gori, attaccante in gialloblù a fine anni Settanta che proprio con l’Hellas disputò la propria ultima partita in Serie A.
Senza perdere tempo, andiamo quindi subito a vedere cosa il tre volte campione d’Italia (con inter, Cagliari e Juventus) ha raccontato ai colleghi de L’Arena.
«Si mi dica, sono Sergio Gori. Mi chiami pure Bobo. Fin da piccolo è stato così». Ecco l’esordio telefonico con la spalla di Riva nel Cagliari scudettato, che a Verona vide il proprio canto del cigno. La gioventù nell’Inter e nel Vicenza e poi Cagliari e Juve prima del Verona. Milanese, classe 1946. Ha vinto tre scudetti con tre squadre diverse. Fu, con una splendida doppietta, l’uomo copertina del secondo successo della storia del Verona al Dall’Ara.
“QUELLA” PARTITA. «Ricordo bene il Bologna-Verona del 5 maggio ’78 per tanti motivi. Comincio col dire che avevo 32 anni e all’epoca un calciatore, a meno che non si trattasse di un portiere, aveva già iniziato la propria parabola discendente: a Verona stavo benissimo, ma ero sempre sul lettino del massaggiatore oppure in ospedale a fare le terapie. Al Dall’Ara però stavo bene sin dal riscaldamento e segnai due gol che contribuirono a farci ottenere una vittoria d’oro per la salvezza. Nel post-partita Garonzi mi disse: “Te tegno anca l’anno prossimo”, ma io avevo già capito che col calcio di Serie A avevo chiuso…».
RICORDI. «Ero un attaccante a cui piaceva far giocare la squadra. Poi mi piaceva anche segnare, ma quando ero al Cagliari avevo Riva che è stato il più grande finalizzatore della storia del calcio, non solo italiano. Verona? Una città meravigliosa, gente che ama vivere e donne bellissime».
L’HELLAS DI OGGI. «Sto seguendo il Verona di Juric: è una squadra garibaldina che ha paura di niente. Mi auguro vincano a Bologna. Kalinic? Gli manca il gol dal fuori, ma si è sbloccato e questo è buon segno. Sento parlare di salvezza, il che è giusto, ma se un Hellas così ben organizzato trovasse sette-otto gol di Kalinic dove potrebbe arrivare? In Europa?».
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