L’ex portiere dell’Hellas Verona, Matteo Guardalben, ha parlato a L’Arena: “Baroni? Ci ho giocato insieme all’Hellas. Quando subivamo gol, anche in allenamento, si girava a guardarmi come se fosse sempre colpa mia (ride, ndr). Ma fuori ero fisso al suo tavolo, era sempre disponibile ad aiutarti e a consigliarti”.
Le dichiarazioni di Guardalben
VERONESE A VERONA. “Bello ma pesante. Tutti i miei amici erano tifosi, mi ricordo una grande responsabilità. Ti fa crescere prima: ero giovane ma ero uno di quelli che quando le cose andavano male ci metteva la faccia. Ma ho ricordi stupendi: ho realizzato per una parte della mia vita un sogno: da bimbo andavo a vederli quando venivano a giocare in amichevole a Legnago o a Cerea e stavo li ad aspettare i giocatori col mio fogliettino per farmi fare un autografo. Abbiamo vinto la B con Perotti, poi con Cagni ho esordito in A. Se tornassi indietro starei di più: sono andato via solo per storie di contratto. Avevo solo un altro anno, a cifre da giovanili, e venivano tutti a cercarmi. Avevo detto a Mazzi “venitemi incontro, non vi chiedo quello che mi offrono gli altri, solo qualcosa che dimostri che sono un professionista”. Ma non ci siamo messi d’accordo, hanno venduto Maniero e Orlandini al Parma e alla fine sono andato anche io”.
MODENA. “Fattori, che è il braccio destro di Bonato, mi ha detto che hanno una bella squadra. Modena è stata la fine della mia carriera: ero un uomo di 39 anni, arrivavo da un infortunio grave e non ero più me stesso, di fisico e di testa. Non avevo più la determinazione e la presunzione di prima, invece nel calcio devi avere la mente da “pesciolino rosso”, scordarti subito quello che succede. Sono andato in crisi come persona, ho iniziato ad ascoltare troppa gente e ad entrare in confusione. Li osservando i ragazzi ho capito che non era più il mio mondo: non ne avevo più, il calcio non faceva più per me, soprattutto fuori dal campo. Ma le emozioni vissute dentro non le dimenticherò mai”.


