Raggiunto dai microfoni di Hellas Channel, Karlson Nwanege ha parlato del proprio approdo al Verona e della stagione della Primavera.
Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni del difensore gialloblù.
GLI INIZI. «Sono nato in un piccolo paese del Camerun, Tiko, e mi sono trasferito in Svezia a sette anni insieme a mia sorella Ashley. Ho iniziato a giocare “tardi”, a dieci anni, nel club della scuola che frequentavo a Göteborg. Ricordo che partimmo dal campionato giovanile più basso, ma con il tempo siamo riusciti a competere contro le formazioni giovanili delle squadre professionistiche».
IL RUOLO. «Quando ho cominciato a giocare, facevo il portiere ed ero anche bravo. Poi il mio allenatore decise di provarmi in attacco ed essendo più forte e veloce dei miei coetanei segnavo molto. Da lì poi ho arretrato sempre di più il mio raggio d’azione e oggi gioco in difesa. I miei punti forti e quelli in cui devo migliorare? Penso di avere le caratteristiche fondamentali per un difensore, vale a dire fisicità, altezza, velocità e forza. Probabilmente devo migliorare a livello mentale: diversi allenatori, Sammarco compreso, mi hanno fatto notare che a volte in partita tendo a rilassarmi… Il mio modello in prima squadra è Coppola: mi piace molto il suo modo di difendere e la calma che mostra quando ha la palla. Non è velocissimo, ma sa sfruttare al meglio le sue qualità».
L’APPRODO AL VERONA. «Ho avuto l’opportunità di fare due provini in Italia, uno con il Verona e uno con il Genoa. Quando sono arrivato qui, ho fatto i primi allenamenti con l’Under 18 e ho disputato una partita contro la Primavera. Successivamente ho sostenuto un provino anche con il Genoa, ma ho scelto l’Hellas per l’ambiente, la squadra e le strutture. Sono convinto di aver fatto la scelta giusta».
L’AMBIENTAMENTO. «Alla mia prima stagione al Verona ho iniziato subito a giocare con la Primavera, partecipando al ritiro estivo, ma avevo ancora qualche difficoltà e quindi alla fine ho giocato prevalentemente con l’Under 18. È stato un anno di ambientamento, durante il quale mi alternavo tra le due squadre. Dalla stagione successiva, invece, sono stato stabilmente aggregato alla Primavera».
LA NAZIONALE. «Dopo quattro mesi dal mio arrivo al Verona, sono stato convocato dall’Under 17 della Svezia. Ero davvero felice, era un sogno che avevo fin da piccolo e che si stava realizzando. Ho anche debuttato con la squadra, ma non ho mai avuto la sensazione che l’allenatore mi stesse dando la possibilità di dimostrare il mio valore. Comunque, gli sono grato per avermi dato quell’opportunità. Ora spero in una nuova chiamata, magari dall’Under 21. In futuro potrei anche ricevere una chiamata dalla Nazionale camerunense: se dovesse accadere, prenderei in considerazione l’idea di accettare».
LA STAGIONE. «Siamo una squadra molto giovane rispetto all’anno scorso. È bello perché mister Sammarco dà una chance a tutti, soprattutto ai più giovani. All’inizio della stagione giocavamo bene, ma abbiamo subito delle sconfitte che non meritavamo. È complicato capire cosa non vada quando succede questo, ma sappiamo che dobbiamo restare uniti e compatti. Il mio gol contro il Monza? È arrivata su un calcio d’angolo. Ho subito capito subito che la palla sarebbe arrivata a me, mi sono trovato il pallone davanti e fortunatamente è entrato. Segnare è sempre un’emozione speciale, soprattutto per un difensore».
LA CITTÀ. «Mi piace Verona perché è una città non troppo grande, con un bel centro facilmente raggiungibile a piedi. Anche il clima è migliore: qui fa freddo, ma in Svezia è molto peggio…».
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