Igor Tudor torna a Verona da avversario: domani infatti il tecnico croato arriverà al Bentegodi con la sua Juventus per cercare di battere l’Hellas e rimanere a punteggio pieno in campionato.
In attesa del match, i colleghi di Tuttosport hanno raggiunto Marco Davide Faraoni, il quale ha parlato in vista del match valido per la quarta giornata di campionato, ma soprattutto del tecnico spalatino.
LA COMUNICAZIONE. «A volte Tudor può risultare duro, ma in realtà è solamente molto diretto: affronta tutti a muso duro per farli migliorare. Ha una personalità molto forte, si fa sentire con la società e difende sempre il gruppo. Ricordo che fu grazie a lui che ribaltammo la gara contro il Venezia. A fine primo tempo perdevamo 3-0, lui arrivò nello spogliatoio e ci parlò con i giusti toni, senza ribaltare nulla ma facendoci sentire piccoli piccoli. Tornammo in campo e finì 3-4 per noi. Ricordo anche che ci chiamava sempre “campioni”: non lo eravamo, ma era il suo modo per dirci di crederci sempre».
IL METODO. «Con Tudor non esistevano gerarchie: chi si allenava male non giocava. Ci portava molto rispetto, ma al contempo pretendeva tanto. Con lui poi esplosero Barak, Caprari e Simeone: lui li lasciò liberi e noi come squadra raggiungemmo la consapevolezza di poter segnare sempre. La sua mentalità? Ad aprile eravamo salvi e contro l’Inter disputammo una prova sotto tono, perdendo 2-0 al Meazza: il mister ci tolse i due giorni di riposo. Nonostante l’obiettivo raggiunto, dovevamo sempre dare il massimo… Ho avuto molti allenatori, ma Tudor è uno di quelli che stimo di più. Farà molta strada».
UNA GRANDE FAMIGLIA. «Durante il suo periodo al Verona, il mister cercava di creare una grande famiglia, quindi organizzò anche un paio di belle iniziative. Una volta portò al Ristorante Torcolo squadra, fisioterapisti, magazzinieri, medici e persone che lavoravano dietro le quinte. A fine anno, invece, coinvolse anche le famiglie, invitando mogli e figli. Nessun altro allenatore l’ha mai fatto».



A distanza di anniiiiii, 3 anni fa