Anche il Verona “scudettato” contro la SuperLega

Cinque elementi del leggendario Hellas 84/85, raggiunti da L’Arena, hanno bocciato l’idea

SuperLega? No, grazie. A bocciare l’idea (ormai, peraltro, naufragata) è quasi tutto il mondo del calcio, all’interno del quale si distingue anche lo storico Hellas 84/85, uno dei “miracoli sportivi” simboli di quel calcio romantico di cui la competizione ideata da Juventus, Real Madrid & co. è di fatto l’antitesi.

A rappresentare “quel” Verona sono più nello specifico Giuseppe Galderisi, Silvano Fontolan, Antonio Di Gennaro, Luigi Sacchetti e Luciano Bruni, i quali raggiunti dai microfoni de L’Arena hanno respinto veementemente l’ipotesi. Di seguito, dunque, le principali dichiarazioni dei campioni d’Italia 84/85.

GALDERISI. «Voglio ancora credere che le società che hanno fatto la storia del calcio italiano ma che negli ultimi tempi hanno avuto meno fortuna possano arrivare un giorno a giocare la Champions per la bontà delle loro idee e la lungimiranza dei loro programmi. Capisco l’aspetto economico, ma lo sportivo deve continuare a sognare: il Verona con lo scudetto fece felice una tifoseria e una città intera, inorgoglì l’Italia, si trasformò in un messaggio arrivato in tutto il mondo e che è ancora nel cuore di molti. Ogni ragazzo quando si infila le scarpette ai piedi pensa di diventare il migliore di tutti, e quel sogno deve restare intatto e senza barriere».

FONTOLAN. «Che diritto hanno queste società di inventarsi una competizione così? Non basta la storia, ci vuole molto di più perché il calcio resti quel che è sempre stato. E poi chi sarebbe davvero contento di veder giocare fra loro solo i club di prima fascia? Chiaro che si sta cercando un’alternativa alla Champions League, ma al tirar delle somme non se ne farà nulla. Il problema sono i mancati introiti, ma gli obiettivi si guadagnano sul campo. Altrimenti si perde il gusto della conquista, soprattutto per i tifosi».

DI GENNARO. «La questione è del tutto commerciale: l’intenzione è quella di ottenere fatturati tre, quattro, cinque, sei volte superiori a quelli attuali. Questo gioco però pesa sulle speranze della gente. Il calcio è cambiato, si è evoluto dentro e fuori dal campo, ma i valori tecnici sono rimasti, così come la forza di chi questo sport lo vive con amore».

SACCHETTI. «La SuperLega è una schifezza in piena regola, incurante dei veri pilastri dello sport, della vittoria, della sconfitta, delle regole che l’hanno sempre regolamentato. I ricchi del calcio hanno dei bilanci da sistemare e fanno come i bambini che una volta portavano il pallone al campetto e che quindi giocavano per forza, ma che così facendo rischiano di cancellare il Verona dello scudetto, il Leicester di Ranieri o l’Atalanta di oggi. I ricavi arriveranno da altre parti, ma non sono convinto che riempiranno gli stadi».

BRUNI. «Il calcio ormai è solo business, ma c’è un limite a tutto: essere ostaggi di queste società porterebbe alla morte di questo sport. Il bello per tutti è arrivare a competere con le squadre forti, magari a batterle, e se tutto questo viene meno significa che il movimento diventerà sempre più vuoto. Verrà meno anche la passione, tanto più che gli stadi, al di là delle chiusure per il Covid, è da parecchi anni che non sono più pieni come una volta».

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