Il doppio ex dell’incontro, raggiunto dai colleghi de L’Arena, ha espresso giudizi opposti sulle contendenti odierne
Sono due giudizi fondamentalmente opposti quelli espressi da Celeste Pin su Verona e Fiorentina, due tra le sue ex squadre nonché le due contendenti che questa sera si affronteranno al Bentegodi.
Di seguito, infatti, le principali dichiarazioni rilasciate dal doppio ex ai colleghi de L’Arena.
DOPPIO EX. «Ho fatto nove anni alla Fiorentina e quattro al Verona. Il mio rammarico e non averne fatti altri cinque all’Hellas, sarebbe stata la carriera perfetta».
L’ESPERIENZA SCALIGERA. «Verona è una città stupenda con tifosi che sanno di calcio, ti lasciano vivere e sono sempre vicini alla squadra. Ho un solo rammarico, l’anno con Fascetti: eravamo un’ottima squadra, fu una retrocessione ingiusta. Ci siamo un po’ persi di vista, ma sento ancora Aladino Valoti, Diego Caverzan e Attilio Gregori. Amici e ragazzi a posto a Firenze come a Verona».
L’AVVERSARIO. «La Fiorentina è una squadra senza capo né coda: è stato così con Montella, Iachini e pure con Prandelli. Credo che a volte siano presuntuosi perché le qualità le avrebbero ma giocano sì e no un tempo. Vanno a vincere a Torino con la Juve e prendono sei gol a Napoli, valli a capire questi giocatori… Prendete Amrabat: è il fratello di quello che ho ammirato a Verona. È vero che non ha quasi mai giocato nel proprio ruolo, ma qualcosa in più avrebbe dovuto dare. Non c’è gruppo, solo tante bella parole e basta. L’anno scorso Juric aveva in pratica già firmato, almeno così si diceva, poi Commisso riconfermò Iachini, un buon tecnico e un grande lavoratore. I problemi sono altri».
L’HELLAS DI OGGI. «Ho ancora negli occhi la partita giocata dall’Hellas in casa dell’Atalanta: che atteggiamento, che velocità! Quello è stato uno spot per il nostro calcio. Credo che sia da lodare tutta la squadra, nel suo complesso».
LA SUPERLEGA. «Non sono d’accordo sulla SuperLega, o meglio: va fatto un distinguo. Se il calcio del futuro è solo business allora va bene così, ma se questo sport ha ancora una valenza sociale e agonistica allora devono rimanere le coppe così come sono state pensate».


