Fanna: “Il calcio ormai mi interessa poco. E sul mio nome…”

pierino fanna hellas verona

Il doppio ex di Verona-Inter, raggiunto da La Repubblica, ha raccontato la propria nuova vita da… nonno a tempo pieno!

Tra i tanti doppi ex di VeronaInter c’è, come molti di voi sapranno, anche Pierino Fanna, uno che peraltro ha vinto uno scudetto con entrambe le squadre.

Oggi tuttavia il pluricampione d’Italia fa il nonno a tempo pieno, tanto da non seguire più nemmeno la Serie A: a raccontarlo ai giornalisti de La Repubblica è lui stesso durante una lunga intervista comparsa sull’edizione odierna del quotidiano.

Di seguito, dunque, le sue principali dichiarazioni.

IL CALCIO. «Chi vince tra Verona Inter? Francamente non saprei… Ormai non seguo più calcio e non mi manca. Guardo solo semifinali e finali di Champions, competizione di cui apprezzo tecnica, tattica e agonismo, ma la Serie A m’interessa poco. Da quando è nato il mio primo nipote Tommaso, quattro anni fa, ho deciso di fare il nonno a tempo pieno senza distrazioni. Ogni tanto però gioco nella squadra delle vecchie glorie dell’Hellas insieme a Venturini, Terracciano, Chicco Guidotti e, quando può, Damiano Tommasi. Siamo in sette-otto e in panchina c’è ancora Osvaldo Bagnoli. Ultimamente però giochiamo sempre meno, ma tanti pranzi in più!».

IL NOME. «Io mi chiamo Pierino. Non so perché sulle figurine Panini ci fosse “Pietro”. Nella Juve con me giocavano però Pietro Anastasi e Pietro Paolo Virdis, quindi forse, con tutti quei Pietro, la Panini si confuse. Io comunque sono Pierino, sia per gli amici che per l’anagrafe».

I “VECCHI TEMPI”. «Quando giocavo io c’era una preparazione atletica rudimentale, si andava per esperimenti, mentre oggi si curano di più i giocatori. All’epoca poi a trent’anni eri vecchio, mentre oggi si va avanti di più. Il mio ritiro? Non giocai in squadre minori perché non mi piaceva l’idea di scendere di categoria: avevo già provato una retrocessione (89/90, ndr), e non mi era piaciuta…».

IL CALCIO MODERNO. «Credo che un’impresa come quella del Verona 84/85 sia irripetibile: il divario con le grandi società è quasi impossibile da colmare. Poi ci sono le schegge impazzite come il Leicester, ma devi puntare sulle disgrazie sportive delle “big” mentre a te deve andare davvero tutto per il verso giusto».

BAGNOLI E TRAPATTONI. «Mister Bagnoli mi capiva anche dal punto di vista umano e mi faceva giocare e sentire apprezzato. Ero nei suoi schemi e con lui fui eletto miglior ala del campionato per tre anni. Quando andai all’Inter ritrovai Trapattoni, con il quale ero in conflitto dai tempi della Juventus. Mi toglieva quando eravamo in vantaggio per inserire un difensore o un centrocampista… Con il senno di poi sarebbe facile dire che ho sbagliato a trasferirmi, ma la vita non funziona così».

GLI ALLENATORI DI OGGI. «Ho provato  a fare l’allenatore, ma nonostante avessi tutti i patentini non ho continuato perché mi piace troppo la libertà. E poi il mestiere del tecnico è cambiato troppo rispetto ai miei tempi: basta pensare a come dirigono la squadra durante la partita, urlando per novanta minuti. È una cosa che mi stupisce ogni volta perché se uno prepara bene le partite non ha senso che poi si sbracci per tutta la gara. Ai miei tempi meno l’allenatore parlava e gesticolava, meglio giocavamo. Bagnoli per esempio parlava pochissimo, perché sapevamo già cosa fare».

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Gianni Cantarutti
Gianni Cantarutti
4 anni fa

Un Furlan dut di un toc!

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